26 novembre 2016 Nonunadimeno

Nonunadimeno

Noi Donne in Rete arriviamo a Piazza Esedra dopo un divertente viaggio di quattro ore in mini pullman, intorno alle 13. Roma ci accoglie con il sole, ma la piazza non è piena come speravamo. Però cominciamo a guardarci intorno, a mostrare i nostri cartelloni con orgoglio, a tirare fuori le scatole di Disamorex appena stampate e assemblate, a incontrare e abbracciare amiche conosciute sui social network e non. Fa fin troppo caldo però e c'è come l'impressione che l'attesa sarà lunga. Tramite Twitter scopro che in tante sono in ritardo all'appuntamento fissato per le 14 perchè tanti pullman vengono bloccati alle porte di Roma costringendo le passeggere ad arrivare con la metro, spesso dopo essere state sottoposte a perquisizioni. E mi ricordo del posto di blocco visto al casello di Roma, che per nostra fortuna ci ha ignorato essendo il nostro un pullman piccolino.

Ma non fa nulla, la piazza si riempie in fretta ed è una gioia vedere nuovi colori, leggere nuovi cartelli, osservare con divertimento come si è scatenata la fantasia delle donne. Niente manifesti con lividi o volti tumefatti, o bambine che dicono che da grandi saranno picchiate... chissà se qualche creativo/a che produce "certo materiale" è venuto ieri a cercare idee, sicuramente ne avrebbe avute tante e tutte belle. Siamo tutte d'accordo, non si combatte la violenza mostrandola, la si combatte con la creatività, l'ironia, mostrando la consapevolezza e la determinazione.

Su Internet cerchiamo anche di capire se i media stiano parlando di noi ma i media tradizionali ci ignorano. Fidel è morto proprio la notte prima, qualche piazza in là con uno gruppo di gente ben più misero del nostro c'è Grillo... ma fa nulla, l'hashtag #nonunadimeno è già di tendenza su twitter insieme al bellissimo #siamomarea, che riprende una delle canzoni più cantate ieri. La sindaca di Roma è a sorreggere il suo capo perchè non cada nelle buche, con un'inopportuna fascia tricolore, e sicuramente non pensa che se oggi è lì a fare bene o male il suo lavoro lo deve alla battaglie delle donne ancor prima che al suo movimento. Anche della ministra alle Pari Opportunità non ci sono notizie.

Nel frattempo Piazza Esedra comincia a scoppiare, una cara amica vede i nostri cartelloni ma non riesce a raggiungerci e cominciamo a capire di essere davvero in tante: giovani e anziani, del Nord e e del Sud, diverse ma al contempo tutte insieme, unite. Anche le polemiche dei giorni scorsi sono dimenticate, uomini di tutte le età ci fanno compagnia, gli unici pensieri tristi sono quelli che rivolgiamo alle donne che non ci sono più o che soffrono in silenzio o che hanno visto la loro vita semidistrutta. Si uniscono a noi la zia e la cugina di Carmela Morlino, una nostra concittadina purtroppo protagonista di uno dei più efferati femminicidi commessi negli ultimi anni, a Pergine Valsugana. Da quel momento anche noi stiamo camminando soprattutto per Carmela e per il suo bambino e la sua bambina, oltre che per noi, le nostre figlie e le nostre nipoti, come la piccola Nina cui la sua nonna, che è con noi, Teresa, dedica questa giornata affinchè da grande sarà una donna determinata e consapevole. Dei bambini e delle bambine come il bambino e la bambina di Carmela si parla però poco, in effetti, anche in queste giornate; dovremmo impegnarci a farlo.

Ad un certo punto comprendiamo che il corteo è partito ma la nostra posizione è tale che chi arriva nella piazza da via Nazionale e dalla stazione "entra" nel corteo prima di noi per cui noi vediamo gente camminare ma ce ne vuole prima che arrivi il nostro turno. Nel frattempo ci godiamo anche la musica di bravissime percussioniste. Sono quasi le 16 quando finalmente camminiamo. E danziamo, balliamo, urliamo, al contempo osservando, leggendo manifesti, ma anche twittando e condividendo perchè se non la facciamo noi la documentazione della giornata chi è a casa non saprà mai che marea eravamo. E con i nostro tweet e video in diretta sono con noi anche le donne rimaste nelle loro città, in Italia e anche all'estero.

E si va avanti così, fino a Piazza San Giovanni. Già quando arriviamo al Colosseo è notte fonda ma nei video che ho visto dopo ho notato che quando è arrivata al Colosseo la testa del corteo era ancora giorno pieno... dunque eravamo davvero tante, tante, tante! Nei tiggì nazionali ci dedicano un breve servizio di coda ma noi siamo sicure che questo giorno farà storia, come l'ha fatta il 13 febbraio di qualche anno fa nelle piazze di tutt'Italia, anche contro quella che è diventata la simbologia del 25 novembre, fatta di incontri "perchè si devono fare" e manifesti con volti tumefatti.

Tre anni fa con le scrittrici di Chiamarlo amore non si può il 26 novembre eravamo alla Camera dei Deputati per la presentazione, appunto, del libro Chiamarlo amore non si può, ieri a Roma come Donne in Rete abbiamo lanciato Disamorex, il nostro "farmaco" salvavita per le donne a rischio di violenza che desideriamo far conoscere e usare per diffondere la consapevolezza.