L'arrivo di Saturno

Pubblico quattro, cinque, a volte sei libri l'anno. Una volta ogni dieci anni ne scrivo anche uno, con tanto pudore... proprio quando non riesco a farne a meno, quando il bisogno di condividere riflessioni diventa impellente. Ma soprattutto leggo, tanto. E lo dico con orgoglio perchè nel mio rapporto con i libri comunque la parola che mi racconta di più è lettrice. Quando arriva l'estate e gli impegni diminuiscono divento lettrice a tempo pieno e preferisco soprattutto quei libri che durante l'anno non riesco a godere perchè hanno bisogno di non essere abbandonati per altri impegni, ovvero i gialli e i noir che sono la mia grande passione. Confesso che leggo anche un libro al giorno, in estate. Ma in quest'inizio estate, tra tutta la produzione di Biondillo e l'ultimo Camilleri ho infilato L'arrivo di Saturno di Loredana Lipperini, un libro che desideravo leggere fortemente poichè seguo con grande interesse la bacheca della Lippa, che parli o no di libri, ma che desideravo leggere in un periodo di lettura forte.

Mi è piaciuto, molto, e ho desiderato parlarne. Amicizia, libertà, verità, bugie, memoria, nostalgia... le prime parole che mi vengono in mente parlando di questo libro. Un libro che è tanti libri e tanti tipi di libro. Inchiesta, narrativa, fantasy, autobiografia, fiction, autofiction... dovessi definire il genere sarebbe davvero difficile. Ma non devo farlo, non siamo costretti/e a farlo. Preferisco dire perchè mi è piaciuto.

Di Graziella de Palo (e Italo Toni) sapevo proprio poco e sono stata contenta di saperne di più, anche se saperne di più ha voluto dire conoscere il dramma di non poter sapere. Ed è stato bello conoscere la Graziella pubblica e quella privata, raccontata dall'amica, anche se il racconto privato rende ancora più dolorosa la vicenda pubblica. Anche io come Loredana, come Dora e Graziella, sono stata giovane in quegli anni, giusto un pochino più giovane, ma anche io se ripenso a quegli anni ricordo la mia giovinezza scandita da stragi misteriose e drammatiche, ricordo dov'ero, cosa facevo: al liceo una mattina la prof ci disse del rapimento di Moro, al mare con amici/amiche sapemmo della strage di Bologna, ero con amici a casa mia in una gioiosa festa prenatalizia quando al tiggì comunicarono la strage sul rapido 904, Allora i cattivi erano fra noi, uno di loro era stato il mio primo amore televisivo, quando avrò avuto 6-7 anni. Bugie, falsità, omissioni, mezze verità, manipolazioni, coperture, segreti... questo libro ci conduce in questo mondo, aiuta a capire a volte, altre ci dà strumenti per approfondire, ci ricorda di non dimenticare. Intanto però il tema della verità e della falsità è accompagnato da una storia parallela che a tratti e soprattutto nel finale si incrocia con l'altra: quella di un pittore del secolo scorso che imitava (più che falsificare) un grande pittore del Seicento, Vermeer. Sì perchè lui non faceva falsi Vermeer ma dipingeva come se fosse Vermeer. Era dunque un falsario? È così facile definire cosa è falso? La narrativa, l'arte in generale non sono sempre il risultato di falsificazioni? Nel succedersi degli eventi del libro viene voglia di chiedersi in continuazione: ma è vero? Personaggi, luoghi, fatti lo sono? Avere internet a portata di mano per verificare, aiuta? Io un po' l'ho fatto... ammetto! Ma ha senso farlo? 

Ma il libro è tanto altro. È un libro che parla dell'arte, del perchè si desidera fare arte. "È per il piacere che provi mentre dipingi che prendi in mano il pennello". Ed è un tema che mi tocca molto, soprattutto quando leggo: "Anche tu hai avuto una madre che credeva nel tuo talento. Sai come ti spiano facendo finta di guardare da un'altra parte (...). era sgradevole vero? Tutta quella aspettativa, tutti quei desideri proiettati su di te". È un libro che parla dell'amicizia, di quell'amicizia che non ha eguali come l'amicizia fra ragazze, che è dversa dall'amicizia fra ragazzi e anche dell'amicizia fra donne. "L'amicizia delle ragazze è piena di pericoli e di ostilita. Cosa faranno insieme, tutto quel tempo? non saranno per caso lesbiche? Perchè si abbracciano e si accarezzano così spesso (...)?

Ed è, soprattutto, un libro che parla di memoria, memoria raccontata in quel particolare periodo della vita in cui si è ormai molto lontane dall'adolescenza ma si ha appena conosciuto la perdita di un genitore. E ci sono pagine che forse non diranno quasi nulla ad una giovane o a un giovane ma che provocano esplosioni di ricordi ed emozioni a chi, ad esempio, ha avuto la stessa colonna sonora nell'adolescenza o ha visto gli stessi film o ha provato le stesse passioni politiche. Ed è anche un libro che aiuta a ricordare, a tirare fuori ricordi. È un libro che parla dell'invecchiare, anche. Del modo in cui invecchiamo noi "ragazze" degli anni Cinquanta e Sessanta, continuando a vestirci, truccarci, pettinarci come le nostre figlie, sicchè non ci rendiamo conto di invecchiare finchè "non si finisce nella bolla", a causa di una vibrazione o di Saturno che entra nello Scorpione.

Donatella Caione, 5 luglio 2017