#lottomarzo Sciopero globale delle donne

Non è facile scioperare se si ha una piccolissima attività in proprio. Certo, scioperando domani non perderò un giorno di stipendio, ma per permettermi di poter non lavorare, in una settimana di fuoco in cui sto chiudendo tre libri per la fiera di Bologna, dovrò lavorare a doppio oggi e non voglio pensare al lavoro che dovrò recuperare giovedì.

Se si è una piccolissima lavoratrice in proprio è diverso anche lo spirito con cui si sciopera. Nel mio caso non si tratta di diversità ideologiche, condivido completamente l'idea di base, le modalità, lo spirito dell'iniziativa. Le diversità sono collegate alla mia attività. Sono una "autonoma", titolare di una microsocietà che gestisce una micro casa editrice che lavora per educare alle differenze e prevenire la violenza. Una attività finalizzata più alla "causa" che alle vendite. Finalizzata alla stessa causa a favore della quale è rivolto lo sciopero.

Per me scioperare vuol dire anche dare voce a queste mie difficoltà, protestare verso scuole e istituzioni varie che mi chiamano a fare incontri con bambini/e, ragazzi/e, e insegnanti, promettendomi acquisti di libri (che poi non vengono fatti) come rimborso spese o chiedendomi gratuità. E' davvero molto difficile per me fare un lavoro di utilità sociale, che di fatto è no profit, ma essere percepita come profit. Il paradosso è che io sono in qualche modo una lavoratrice "sfruttata" ma purtroppo chi mi "sfrutta" è chi percepisce l'utilità sociale del mio lavoro di educare alle differenze, al contasto degli stereotipi, alla prevenzione della violenza.

Insomma un bel casino. Ecco perchè per me non "lavorare" l'8 marzo è un po' un paradosso.

Il mio scioperò poi sarà "invisibile", non ci sarà un posto vuoto in un ufficio o una scuola o una fabbrica. Ma sciopererò anche per un motivo speciale, dare valore a chi fa il mio lavoro e il lavoro di autrice e illustratrice.

Nonostante ciò, domani sciopererò. #lottomarzo