25 novembre - Il ruolo degli uomini e altre considerazioni

Mi occupo di contrasto alla violenza contro le donne tutto l'anno ma in questi giorni tocca fare gli straordinari perchè improvvisamente l'argomento diventa trend topic!

Dunque ho cominciato con un incontro voluto da me, il 23, com bambine e bambini. La premiazione del concorso Come immagini tu Matilda? ha offerto lo spunto per parlare di libri che nel contrastare stereotipi e far conoscere figure femminili importanti hanno l'obiettivo di alzare l'autostima delle bambine. In realtà l'autostima delle bambine è ancora bella alta, però aiutarle a non abbassare la guardia, a prevenire insomma, è importante!

Il 24 poi c'è stata la manifestazione nazionale a Roma, bella, partecipata e inc... azzata! Sì, nonostante i resoconti di certi giornali, nonostante i colori, la fantasia, la determinazione, non è che fosse proprio una festa! Si è trattato di una giornata di lotta... e anche faticosa.

Il 25 con l'associazione Donne in Rete ho partecipato ad un incontro ad Ascoli Satriano. Mi piacciono questi incontri nei piccoli paesi, mi piace l'eterogeneità del pubblico, sempre interessatissimo e coinvolto. E mi piace scoprire che la psicologa o l'avvocata del paesino non hanno nulla di meno delle loro colleghe cittadine...

Ma l'evento che attendevo con entusiasmo unito ad un po' di ansia è stato quello del 26 novembre al liceo Volta di Foggia. Con due amiche dell'Associazione Donne in Rete dovevamo incontrare tutte/i le/gli studenti dell'istituto in 5 ore. Un incontro ogni venti minuti, tre incontri l'ora, 15 incontri in una mattinata. In effetti l'idea sembrava un po' folle ma ci siamo lasciate travolgere dall'entusiasmo della rappresentante d'istituto che desiderava coinvolgere tutte le classi, non escludere nessuno, evitare il sistema della delegazione ristretta che partecipa all'incontro (formata dai bravi ragazzi scelti dalle insegnanti).

E dunque abbiamo deciso di lanciarci in questa nuova esperienza. Poiché saremmo state soprattutto in due a fare gli interventi e avremmo dovuto parlare per cinque ore consecutive abbiamo deciso innanzitutto di farci aiutare da alcuni video che in qualche modo introducessero il tema. Il primo video che abbiamo scelto è Come una ragazza, un video che mostra in maniera molto empatica come gli stereotipi di genere, ancora quasi assenti nelle bambine, siano invece fortemente diffusi dopo l’adolescenza e come l’autostima delle ragazze diminuisca dai 10 anni in poi. Abbiamo fatto seguire a questo video una riflessione sugli stereotipi e su come questi condizionano poi anche le relazioni affettive e sentimentali e quindi il nascere delle manifestazioni violente dovute anche all’educazione ricevuta nella prima infanzia basata essa stessa anche su stereotipi. E questo è evidente anche con il secondo video che abbiamo mostrato, realizzato da noi. Un video che si apre con alcuni gravi errori che si fanno nell’educazione di bambini e bambine e che influenzano le loro future relazioni affettive e la loro capacità di gestire le emozioni. Queste relazioni affettive che spesso nascono malate vanno curate. Uno strumento è Disamorex cioè il "preparato" contro la violenza ideato dalla nostra associazione.

Tutto questo in 20 minuti. Cercando di lasciare anche un altro messaggio importante: se esistono uomini violenti ci sono delle colpe della società, dei media, delle agenzie educative che hanno fatto sì che fossero diventati violenti. Lo scopo di questi momenti di sensibilizzazione non è far sentire i maschi sotto accusa in assoluto ma piuttosto invitare i ragazzi, e gli uomini in generale, a dissociarsi da questo stato di cose in quanto la situazione è tale che non basta dire io non sono violento ma bisogna dire cosa faccio io per contrastare tutto ciò.  Non è colpa del singolo uomo se è stato educato in un certo modo ma è colpa sua se non prende le distanze dal clima sessista. E' dovere di ogni uomo agire sulle piccole cose per esempio non ridere della battuta sessiste dell’amico o non darsi di gomito quando passa la certa ragazza carina e magari far notare al collega che la ragazza su cui sta facendo apprezzamenti ha l'età della figlia!

Gli incontri sono cominciati con le classi prime, la partecipazione era ottima e ragazzi e ragazze molto interessati/e. Nei primi gruppi composti da ragazzi e ragazze di prima e poi di seconda superiore non ci sono stati interventi però si leggeva nei loro occhi l’ascolto attento e la partecipazione empatica. A dimostrare la nostra teoria appena spiegata che gli stereotipi crescono con l’età le critiche ai nostri interventi hanno cominciato a presentarsi con le classi di terza superiore e poi in misura maggiore con le quarte e con le quinte. Anche se indubbiamente va anche detto che più gli incontri avvenivano tardi più i ragazzi e le ragazze scontavano anche la stanchezza di una giornata scolastica alle spalle.

Prima di raccontarvi quali sono state le osservazioni critiche dei maschi ribadisco una cosa che sostengo da sempre: gli uomini dovreebbero partecipare con noi a questi incontri, tanto per cominciare. Uomini non violenti, che magari anche loro tendono a specificare che "non sono come quelli" dovrebbero venire con noi nelle scuole a parlare ai giovani.

Tra i loro commenti, alcuni erano sicuramente provocatori, espressione di un disagio che probabilmente non si è in grado di esprimere e quindi lo si tira fuori in modo grossolano con una battuta: il trovare "bello" il manifesto pubblicitario ammiccante della pizzeria basato sui soliti triti doppi sensi e sull'uso del corpo femminile oppure dire che il nostro presentarsi con "Buongiorno ragazze e ragazzi" è un errore di grammatica perche Buongiorno ragazzi include tutti/e e sarebbe quindi la forma corretta.

Poi ci sono stati quelli ascrivibili alla categoria "non accetto che si dica che sono un violento in quanto uomo": uno di loro non condivideva il fatto che si parlasse solo della violenza contro le donne e auspicava che si parlasse di violenza in generale; un altro ha detto che non bisogna fare di tutta una erba un fascio, nel senso che la maggior parte degli uomini sono non violenti nei confronti delle donne, altri (anche ragazze) hanno tenuto a precisare che esiste anche la violenza femminile sugli uomini (anche solo verbale o psicologica). Non è stato però difficile far notare che ogni 72 ore una donna viene uccisa, evidenziare quali sono i numeri delle violenze denunciate, quale sia la tipicità della violenza contro le donne che nasce in un clima di misoginia e sessismo  che non ha un equivalente verso il sesso maschile. Forse se la cooperante Silvia Romano fosse stata maschio sarebbe stata allo stesso modo riempita di insulti? O le due ragazzine bolognesi buttate nei giorni scorsi in pasto ai lupi non sono state insultate in quanto donne? C'erano anche maschi a manifestare, perchè sono state scelte due ragazze? Forse che abbia una corrispondenza al maschile quello che ha subito negli anni scorsi Laura Boldrini? Come si fa a negare la specificità di una violenza contro le donne così ben connotata, ed in tutte le sue forme? 
E quanto alla violenza verbale e psicologica sugli uomini che eserciterebbero le donne bisognerebbe nascere donne per capire cosa si prova a sentirsi a rischio se la strada è deserta o buia, a dover capire se una certa situazione va temuta, a dover stare sempre con le antenne alzate... e come tutto ciò abbia origine ancor prima da parole, espressioni, linguaggi che fin dall'infanzia sentiamo rivolgerci...

Un altro ragazzo ha commentato che è violenza se la madre minaccia il padre di non fargli vedere i figli. Se succede sì, ma bisognerebbe parlare poi della violenza, e sappiamo che esiste eccome!, subita dai figli/e, la violenza assistita e di chi la agisce. E di come sia violento usare l'alienazione genitoriale per tenere sotto controllo le donne o togliere loro i figli.

Infine,  c’era quello polemico con il #metoo. Si chiedeva: perchè le attrici hanno aspettato anni per denunciare le molestie? E anche qui, bisogna nascere donna per capire come anche essere vittima di abuso faccia nascere i sensi di colpa. "Ti fa i dispetti perchè gli piaci" diciamo alle bambine, insinuando fin dall'infanzia l'idea che in fin dei conti se ti fa i dispetti un po' è anche colpa tua che ti mostri carina... e poi, crescendo, bella, seduttiva... E come solo una grande solidarietà di gruppo unita alla percezione che ci sia l'atmosfera sociale giusta per essere comprese possa fare la differenza.

Però devo ammettere che non mi hanno stupita questi commenti, credo che altri siano rimasti inespressi, credo che l'ambiente scolastico, la presenza di insegnanti e compagne, il dover esprimersi a voce alta abbiano agito da freno verso altri tipi di commenti che leggiamo sui social. Non parlo per tutti ovviamente. In tanti hanno seguito con attenzione e mostrato di comprendere e condividere e mi auguro che dopo l'incontro magari avranno voglia di bloccare un commento, una battuta, una condivisione inopportuna. Eh sì, sono d'accordo con l'analogia di Michela Murgia tra il crescere uomini in un società patriarcale e il crescere in una famiglia mafiosa. Non è responsabilità l'esserci nato, ma il come ci si pone crescendo. Lo disse anche Pietro Grasso qualche mese fa, non basta dissociarsi, bisogna fare qualcosa in più. Non basta disegnare un segno rosso sotto l'occhio. Bisogna esserci.