Ancora sulle esternazioni della nota scrittrice

Mi capita di leggere dei libri che ho amato molto e mi capita di trovarvi altro e di scoprire che mi piacciono anche di più di prima, per motivi diversi. La prima volta che lessi Cuccette per signora di Anita Nair lo amai perché vi trovai una splendida modalità di raccontarsi al femminile, un piccolo universo di donne che durante un lungo viaggio in treno si mettono a nudo per aiutare una di loro, Akhira, a leggere I desideri nascosti dentro di sé.
Questa volta con una mia maggiore sensibilità certi temi ho trovato importantissimi alcuni passaggi sull'educazione delle bambine, per farne mogli rispettose e finanche pronte ad annullarsi in caso di vedovanza. Bambine educate alla cura, ad essere piacevoli e dire cose piacevoli, a sapere quanto sia importante la mitezza e la sottomissione della moglie per un buon matrimonio. Educate a imparare ad amare e rispettare uno sconosciuto perché il rapporto si costruisce con la buona volontà della donna. Insomma una importantissima denuncia sociale, una importantissimo sollecitazione al cambiamento.
Autrici come Anita Nair insieme a tante donne stanno facendo un grande lavoro per cambiare il ruolo della donna, dal punto di vista sociale, culturale, economico, in tanti paesi del mondo. Noi per certi versi siamo un pochino più avanti, ma non sono passati molti decenni da quando anche da noi i maschi venivano mandati a scuola e le femmine educate in casa, alle arti femminili, per prepararsi al ruolo di cura, al matrimonio, ad essere dolci, remissive, ed anche sottomesse.
Per tanti versi le cose sono cambiate ma intanto sentiamo ancora il bisogno di liberare i bambini e bambine, ragazze e ragazzi da ruoli stereotipati. Perché ci sono ancora gabbie che imprigionano i desideri delle bambine (e dei bambini) ed è ancora persistente un certo tipo di educazione a piacere all'uomo. E, ancora peggio, un tipo di educazione volta a reprimere la dignità, a non privilegiare il rispetto per se stesse, e, quel che è ancora più grave, a non spiegare con sufficiente chiarezza quali siano le basi di un rapporto di coppia sano, senza prevaricazioni, senza violenza di alcun tipo. Un rapporto di coppia non basato sul potere e sull'aggressività. Sembrano cose scontate ma così non è.
Mentre si combatte l'incultura che porta alla violenza domestica, al femminicidio, all'aggressività maschile, aumentano le voci che vogliono far tornare indietro le donne.
Alle voci di sentinelle varie, giornaliste che esaltano la sottomissione e pseudo difensori vari della famiglia si è aggiunta ultimamente quella di una nota scrittrice per l'infanzia che, dopo aver combattuto in questi anni con la sua penna la cultura islamica anche perché negatrice di diritti delle donne, ha ora iniziato la sua personale campagna a difesa della famiglia. Come? Chiedendo alle donne sottomissione, accettazione, attribuendo loro responsabilità per me indicibili come quelle di non aver saputo "rendere migliore l'orco". Le donne vittime di orchi secondo lei sono responsabili al 50% perché non hanno saputo usare i loro neuroni per cambiarli. "La vostra vita relazionale è stata un fallimento tale che avete scelto la separazione come unica via di uscita. Assumetevi il 50% di responsabilità, uscite dal ruolo e fate quello che potete perché i vostri figli maschi siano fieri del loro essere maschi. (Citazione da un commento su Facebook del 22 maggio nel suo post del 21 maggio). Questo commento viene posto in una discussione iniziata da un suo sproloquio su Facebook del 21 maggio sulla difesa del ruolo aggressivo maschile, sull'incapacità delle donne (quali madri single o separate) di difendere i figli e le figlie, sull'incapacità delle madri di dare regole, sull'incapacità delle madri di difendere i figli degli orchi. Ben venga quindi, secondo la nota scrittrice per l'infanzia, l'orco in casa, siano accettati maltrattamenti, si subisca la violenza, ma che non venga rotto il vincolo matrimoniale!
Del 20 maggio è invece il post in cui la scrittrice ricorda alle donne il loro ruolo di cura, sostiene che il movimento di liberazione delle donne era basato sull'odio isterico. Del 18 maggio invece quello sulla distinzione biologica di uomini e donne in cui giudica "grondante vittimismo e odio per la storia" il fondamentale libro Dalla parte delle bambine. A questo si aggiunge il post di un mese fa, di cui ho già parlato, contro la pillola anticoncezionale accusata di essere la causa del calo delle nascite o quello di due giorni fa contro l'interruzione di gravidanza. Un uomo che si sottrae al diventare sposo e padre commette una violenza più grave della violenza fisica, altrettanto negativa è la scelta della lei che sceglie altro nella vita oltre la maternità o che limita il numero di figli contribuendo al calo delle nascite (come se non avessimo nel nostro complicato mondo tanti bambini e bambine di cui prenderci cura, come collettività oltre che come singoli).
Ciò che conta secondo la nota scrittrice è l'ultima riga delle fiabe. Ma si contraddice, perché nell'ultima riga delle fiabe si dice che vissero felici e contenti. Ma per la nota scrittrice per l'infanzia non fa nulla se lui è violento, non fa nulla se lei è sottomessa perchè la felicità si costruisce con l'annullamento della donna, con la sua capacità di tenere a bada il mostro. Cita anche Tolkien la nota scrittrice per l'infanzia: diceva Tolkien che non sull'amore è basato il matrimonio felice ma sul sacrificio. 
Attenzione però, questa nota scrittrice che invita le donne alla sottomissione, che dileggia il femminismo, che rimpiange i tempi in cui le donne si dedicavano solo alla cura della famiglia, fa la medica, oltre che la scrittrice. E mi ricorda un po' la nota giornalista che incita alla sottomissione ma poi trascorre la maggior parte del suo tempo fuori casa e fuori città per lavoro delegando ad altre donne il suo ruolo materno. Niente di male ovviamente ma entrambe hanno delle posizioni pubbliche alquanto contraddittorie con le loro scelte di vita e, soprattutto, con le scelte che invitano le altre donne a fare.
Attenzione anche perché se queste mie parole di assolutamente sconosciuta editora di libri per bambine e bambini, anche contro gli stereotipi di genere, saranno lette da quattro amiche, quel che dice lei dall'alto del suo scranno di nota scrittrice per l'infanzia viene letto, plaudito, condiviso da tante e tanti. Lei è in grado di condizionare i pensieri, comportamenti, di contribuire fortemente al diffondersi di quel backlash così pericoloso perché negazionista dell'importanza dei grandi cambiamenti che abbiamo vissuto e stiamo vivendo noi donne. 
 

Donatela Caione, 24 maggio 2016