C'è più omertà verso il sessismo che verso la mafia

Il sessismo in cui siamo immerse e immersi è sotto i nostri occhi tutti i giorni ma quando succedono degli avvenimenti che, in quanto donne, ci fanno arrabbiare di più, come è successo in questi giorni con i fatti che riguardano Sanremo, ci si rende ancora più conto in quale brodaglia sessista siamo immerse.

Teniamo da parte l'episodio sessista in sé e concentriamoci invece sulle reazioni che sono molto simili sia se si sta criticando una pubblicità che usa il corpo delle donne o biasimando qualcuno che non riesce a rispettare la grammatica chiamando ministra una ministra o che utilizza termini al femminile di animali in riferimento a una politica (che sia il femminile di gallo o di maiale non cambia molto) o esprimendo condanna per un trapper che incita alla violenza contro le donne.

Le reazioni, dicevo. Ce ne sono di diverse categorie:

Alla prima categoria corrisponde l'insulto verso chi biasima: femminista scalmanata, femministe esaltate... come se una femminista tranquilla dovesse tacere e subire.

La seconda categoria è quella del “ma adesso ve ne accorgete”o “nessuna si è mai lamentata". Perché c'è una scadenza alla tolleranza? Perché il fatto che donne abbiano subito per secoli anzi millenni ci impedisce di desiderare di non voler subire più? Cominciamo a far notare il problema partendo da Cally e magari creeremo una sensibilità per il futuro.

Poi c'è chi dice che la censura è sempre sbagliata. Ma quale censura, questa è denuncia! La censura è tale quando viene operata dall'alto, dal potere, dal regime non quando migliaia di donne chiedono rispetto, chiedono che non sia data la più grande audience del nostro paese a un cantante che esalta i femminicidi.

E c'è chi dice che le canzoni come la letteratura possano combattere la violenza o altro, parlandone. Ma veramente vogliamo ora erigere Cally a icona contro la violenza contro le donne?

Poi c'è l'immancabile categoria del benaltrismo: ci sono ben altri episodi di sessismo, ben altre mancanze di rispetto... come se ci fosse un limite a ciò che dà fastidio.

Poi ci sono quelli che non se ne accorgono proprio delle proteste delle donne, come Sebastiano Messina ieri 21 gennaio su Repubblica nell'articolo Sanremo, la politica canta al Festival che, dopo aver definito la polemica come banale e quasi comica elenca tutti i politici e le politiche che si sono opposti al trapper Junior Cally senza assolutamente citare i movimenti delle donne che si stanno facendo sentire da quattro giorni. Già perché il suo intento è dare addosso alla destra e ai sovranisti e non fa nulla che per raggiungere questo obiettivo finisca per minimizzare le battaglie delle donne. O Gino Castaldo che sempre su Repubblica definisce il trapper come “irriverente”. Irriverenti erano Dario Fo o Benigni, loro sì censurati!

Ecco, lui fa parte, come tanti, della categoria che mi fa più rabbia, quella degli uomini di sinistra, antifascisti, antirazzisti, antiomofobi, che si ritengono benpensanti ma poi ignorano addirittura la voce delle donne.

Quando non si parla, non si reagisce vuol dire che si è consenzienti. La battuta dell'amico o del politico o del presentatore, che sia stata pronunciata al bar davanti a sé o riportata dai media, deve provocare una reazione e non un sorrisetto.

Il sessismo di chi sta zitto, ride della battutina, non prende la parola è connivenza. E ugualmente il rilevare che si è sempre fatto. Autodefinirsi non sessisti non basta, bisogna dimostrarlo.

A maggior ragione non dobbiamo rimanere in silenzio davanti ai rapper che inneggiano al femminicidio. Purtroppo davanti al sessismo c'è anche più omertà che davanti alla mafia.

La giudice Paola Di Nicola dice giustamente che La violenza sulle donne è come la mafia. Io aggiungo un passaggio precedente: la connivenza e l'omertà con il sessismo sono come la connivenza e l'omertà contro la mafia.

E come facciamo sbagliamo: se ne parliamo ci si dice che gli facciamo pubblicità. Se chiediamo che non salgano sul palco ci si dice che vogliamo la censura. La realtà è che le donne, quando decidono di parlare, fanno paura. Come ha fatto paura il #metoo, che però ha cominciato a cambiare il mondo. Però c'è sempre qualcuno che vuol spiegare loro come comportarsi e quali diritti devono rivendicare (vedi Fiorello).

E poi, viene sempre prima la protesta politica della protesta contro il sessismo. Se il trapper ora canta contro i sovranisti non lo si deve più toccare. E mentre gli antisovranisti danno il diritto di parola all'uomo mascherato, il Sovranista per eccellenza invita il cantante a cantare la violenza a casa sua. Come al solito, gli uomini se la suonano e se la cantano.

E sì, c'è più omertà verso il sessismo che verso la mafia.

Donatella Caione, 22 gennaio 2020