Combattere l'indifferenza

Combattere l'indifferenza

Da alcuni giorni cerco di mettere in ordine nelle emozioni che provo nel leggere le notizie riguardanti i nuovi sbarchi e le nuove tragedie in mare. Vorrei dire qualcosa di sensato e mi ritrovo semplicemente a condividere una foto, come quella drammatica della piccola Favour, arrivata dal Mali sulle coste italiane viva ma orfana. O quella, che fa rivivere la speranza, della diciottenne Yusra che dopo aver spinto a nuoto il barcone su cui si trovava con altri 20 migranti ora parteciperà alle Olimpiadi di Rio nella squadra dei rifugiati.

Tragedie che si ripetono, che sembrano sempre uguali viste dall'esterno ma che riguardano sempre nuove persone e quindi non sono uguali. Tragedie però alle quali rischiamo di assuefarci, ogni giorno un pochino di più, proprio perchè sembrano uguali. Tragedie che ci fanno sentire impotenti. Tragedie che provocano emozioni di diverso tipo perchè possono essere lette da diverse angolazioni, e che implicano riflessioni differenti.

Innanzitutto c'è il dolore per chi migra, chi deve lasciare terra, casa, affetti, abitudini, amori, desideri, sogni, perchè perseguitato/a dalla guerra o dalla povertà. In ogni caso dal bisogno.

Poi c'è la rabbia verso chi ha il cuore chiuso, chi si rifiuta di immedesimarsi, di provare empatia. Chi si sente invaso e non comprende che la terra, il mare, i luoghi non appartengono a nessuno di noi, che è solo la casualità che ci ha resi ricchi o poveri, bianchi o neri, fortunati o sfortunati.

E ancora la rabbia verso chi diffonde bufale, nutre l'odio magari per un pugno di voti. Chi crea nemici, crea barriere, confonde le idee. Insomma chi non solo non comprende ma alimenta l'incomprensione.

E c'è lo stupore, perchè non ti aspetti che ad avere il cuore chiuso o a diffondere bugie siano persone che professano una fede che auspica fratellanza e amore verso il prossimo

E poi c'è la necessità di affrontare le emergenze, trovare cibo, cure mediche, case, lavoro, possibilità di sopravvivere, di capire come dare un futuro a coloro che il futuro non ce l'hanno più. 

E infine c'è la consapevolezza che bisogna parlare, spiegare, raccontare, aiutare a capire, contrastare l'opera di chi vuole creare nemici, perchè spinto dall'odio o semplicemente dall'indifferenza. Smentire le bugie, stimolare l'uso delle parole giuste, perchè le parole sono importanti e vanno scelte con cura.

Su quest'ultimo punto mi sento meno impotente, perchè posso contribuire a fare qualcosa attraverso i libri. Cominciando dai bambini e dalle bambine che hanno il cuore aperto. Pubblicare libri vuol dire raccontare storie ed è importante scegliere storie che appassionino ma aiutino anche a capire: noi stessi, chi ci sta intorno, cosa succede vicino a noi ed anche un po' più lontano. Insomma, è questo il contributo che posso e desidero dare.

Sogni al di là del mare - Storie di migranti tra realtà e fantasia di autrici e autori vari

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