Libri per bambine ribelli? O magari semplicemente libri per bambine e bambini

L'articolo di qualche giorno fa di Della Passarelli, direttrice editoriale della Sinnos, sull'Huffington Post a proposito del libro sulle storie di donne straordinarie, mi ha stimolato a scrivere anch'io qualcosa. Anche perchè ci pensavo quasi ogni mattina, quando, all'epertura della posta elettronica ricevevo la rassegna stampa tematica e quindi l'immamcabile articolo sul tema.

Di che si tratta?  Di un progetto di crowfunding “Storie della buonanotte per bambine ribelli”: 100 storie illustrate da 100 artiste che celebrano altrettante donne straordinarie. Per ora solo in inglese, ma presto anche in italiano. “Good Night Stories for Rebel Girls” è stato ideato da Elena Favilli e Francesca Cavallo, fondatrici di Timbuktu Labs, start-up di successo con base a Los Angeles specializzata nel mondo dell’infanzia. Le due giovani vogliono dare visibilità alle donne nella letteratura per l'infanzia, vogliono che le bambine abbiano modelli cui ispirarsi. Benissimo, condivido in pieno, è l'idea su cui questa casa editrice lavora da quando esiste, da 15 anni. Non posso non approvare, non posso non apprezzare la loro idea, la loro abilità nel perseguirla.

Nel condividere l'articolo sui social network Della ricorda, senza togliere valore a questo progetto, che ci sono case editrici italiane che lavorano fortemente sull'idea di valorizzare le storie di donne, di dare spazio a bambine protagoniste, di contrastare gli steteotipi di genere. Ebbene, a me sta bene che questo bel progetto abbia visibilità ma mi piacerebbe anche che portasse il mondo giornalistico a chiedersi: e in Italia? Cosa succede? Qualcosa si muove? E magari scoprire che sì, si muove eccome! A fine 2015 abbiamo lanciato un nostro crowfunding per finanziare l'albo La leggenda di Tin Hinan e la successiva mostra fortemente voluta da Rossella Grenci, l'autrice, e abbiamo raccolto poco più di un migliaio di euro. Eppure l'idea era importante: raccontare la storia di una principessa non stereotipata, la leggenda di una donna che contrasta pregiudizi sessisti e religiosi. Chi ci conosce e ci apprezza ci ha sostenuto ma perchè a nessun giornalista è venuto in mente di darci una mano, nonostante i tanti comunicati inviati? La cosa non faceva notizia perchè non veniva dall'estero? O perchè il progetto americano, realizzato da due italiane, ha cominciato a fare notizia quando ha raccolto tanti soldi?

Ma sono 15 anni, ovvero da quando questa casa editrice è nata, che abbiamo l'obiettivo di contrastare gli stereotipi di genere, di pubblicare libri con bambine protagoniste in ruoli "normali", non stereotipati. Le nostre Quisquilia, Ninablu, Bea, Giorgia , Sara e poi Lara e Costanza e Aima e altre sono protagoniste di libri nati per raccontare altre storie, alle bambine e ai bambini. E per la verità non pensavamo a bambine ribelli ma semplicemente a bambine.

E poi ci sono tutte le storie di donne che abbiamo raccontato su Echino, da Trotula De Ruggero e le altre dottoresse della scuola medica salernitana a Cleopatra, da Coco Chanel a Isabella Andreini, da Jane Godall a donne della mitologia come Demetra e Persefone. E le donne che ballano la Pizzica, o le bambine come Alina che devono fare i conti con il dramma della violenza domestica o le tante donne di Chiamarlo Amore non si può che raccontano la violenza contro le donne e il femminicidio, ai ragazzi e alle ragazze? O le bambine migranti e tante altre.

Sì, ci sarà anche un po' di invidia da parte nostra per un progetto che ha avuto tanto successo ma anche un pochetto di dispiacere per la stampa che è sempre un po' esterofila e pronta a dare visibilità al successo invece che alle piccole cose belle e importanti.

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