Il violoncello di Amir

Numero di pagine: 36
Data di pubblicazione:
Novembre, 2018

Amir è un suonatore di violoncello che è costretto ad abbandonare clandestinamente il suo paese quando si rende conto che lì non può più vivere da uomo libero. Porta con sé il suo violoncello ma lo perde durante il viaggio...

Oggi nel mondo purtroppo c’è un numero incredibile di persone costrette a fuggire dalla fame, dalle guerre e sopratutto dalla mancanza di libertà. Tra queste persone ci sono donne, bambini, anziani, letterati, ingegneri, medici, e artisti, come Amir. E tanti giovani pieni di forza fisica ed energie che  possono contribuire allo sviluppo di società che ormai stanno  invecchiando.

La differenza culturale è fonte di ricchezza perchè lo sviluppo culturale non è lineare, e non avviene da solo: ha bisogno di conoscenza di altre culture.

Codice: 9788899908157
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Profilo Autore/i

Fuad Aziz

Fuad Aziz è nato in una città antichissima nel cuore del Kurdistan, Arbil/Irak, nel 1951.

Fin da piccolo ha avuto dentro di sè la passione per l’arte. Ha studiato, infatti, presso l’Accademia di Belle Arti di Baghdad fino al 1974. Ha deciso, poi, di venire in Italia e si è iscritto all’Accademia di Belle Arti di Roma e poi di Firenze, dove ha conseguito la laurea.

Pittore, scultore, da alcuni anni lavora anche come autore e illustratore di albi e libri per l’infanzia. Ha realizzato numerose mostre personali e collettive sia in Italia che all’estero e ha pubblicato numerosi libri presso molte case editrici italiane.

Altre informazioni

Dice Donatella Caione: "Quando Fuad Aziz mi ha proposto di ripubblicare un suo albo di qualche anno fa, Viaggio di un violoncello, con nuove illustrazioni e testo rivisto, non solo ne ho condiviso immediatamente il desiderio, ma ho anche compreso che questo libro fosse necessario, proprio come lo erano gli altri che ho pubblicato dello stesso autore. Tuttavia, allo stesso tempo, ho pensato che - proprio in quanto necessario - questo fosse anche un libro difficile, ora più che mai. 

Ogni volta che qualcuno prova infatti a dire o fare qualcosa per combattere il razzismo viene immediatamente bollato con l’appellativo “buonista”, quasi a dire che la parola solidarietà abbia acquisito un’accezione negativa. Ci si arrocca per difendere confini, senza ricordare che la terra è nata senza confini. C'è chi vuole difendere una razza, dimenticando che la cosiddetta “difesa della razza” ha generato guerre e persecuzioni poco meno di un secolo fa e, soprattutto, ignorando che la popolazione del nostro Paese si è sviluppata nel corso degli ultimi 2-3 millenni grazie a migrazioni e incroci di popoli: un esempio per tutti è il troiano Enea! Ci si accanisce contro i disperati che fuggono per cercare un futuro, trascurando che noi italiani/e abbiamo provato la stessa disperazione, per non parlare della responsabilità occidentale nell’aver depredato le ricchezze - e quindi il futuro - dei popoli oggi in fuga. Per fornire un alibi al proprio menefreghismo si accetta la facile spiegazione secondo cui le persone desiderano entrare nel nostro Paese per delinquere, ignorando che queste donne e uomini avevano spesso un lavoro e un ruolo sociale nei rispettivi Paesi di provenienza: alcuni erano poi artisti, poeti, musicisti. Come Tesfalida Tesfom, eritreo, sbarcato in Italia il 12 marzo 2018 dalla nave Open Arms. Al momento dello sbarco era denutrito, torturato, aveva la tubercolosi. È stato portato all’ospedale di Modica, dove è morto il giorno dopo. Hanno trovato nel suo portafoglio delle poesie. Musicista è Amir , il suonatore di violoncello protagonista di questo racconto di Fuad Aziz che ho deciso di pubblicare, per ricordare che questi ragazze e ragazzi che cercano di approdare sulle nostre coste hanno alle spalle una storia e, forse, tante persone preferiscono non conoscerla per paura di immedesimarsi in essa, per non dover pensare che quei ragazze e ragazze avrebbero potuto essere loro stesse/i. 

Dice Fuad Aziz: " Oltre al musicista Amir, negli ultimi anni c’è purtroppo un numero incredibile di persone costrette a fuggire, dalla fame e soprattutto dalla mancanza di libertà: questo avviene a causa di un continuo crearsi di guerre nei loro Paesi da parte di poteri economici e militari, molto potenti, che mirano al dominio assoluto di una determinata zona per lo sfruttamento delle ricchezze, come è già successo nella storia moderna e contemporanea in molti Paesi del Medio Oriente e in Africa, ricchi di petrolio, gas, ferro e oro. Inoltre la posizione geografica e geo-politica favorisce insediamenti e basi militari. Tutto questo avviene sotto gli occhi della silenziosa Europa che, anzi, partecipa spesso indirettamente alle guerre, con il pretesto di combattere sia i regimi dittatoriali che il terrorismo, due sistemi creati per dividere e distruggere. In base a queste considerazioni, molti Paesi occidentali sono storicamente responsabili di ciò che avviene oggi e ne consegue un obbligo di accoglienza, affinché cessino molte situazioni dolorose. Non dimentichiamo, infatti, che tra queste persone ci sono donne, bambini, anziani... E ci sono letterati, ingegneri, medici e artisti come Amir: giovani pieni di forza fisica ed energie che possono contribuire allo sviluppo delle società che li accolgono, i cui tassi di natalità sono molto bassi e le popolazioni sempre più anziane. Quindi oggi, quando più che mai la parola accoglienza ha un valore civile e morale, è doveroso, da parte dei Paesi democratici, rispettarla e metterla in atto. Non va inoltre dimenticato che ogni differenza culturale è fonte di ricchezza perchè lo sviluppo culturale non è lineare, e non avviene da solo: ha bisogno di conoscenza di altre culture, valorizzandone le qualità e peculiarità. Amir é un musicista in cerca libertà. "