Perché non ho protestato per il sessismo di Immuni e perché la toppa mi pare peggio del buco

Fermo restando che da anni passo le mie giornate a svelare stereotipi sessisti, fermo restando che in questi mesi ho protestato per cose innumerevoli: Burioni che dà della signora alla medica, l'autocertificazione al maschile, le donne che perdono il lavoro, le donne che subiscono violenza, le donne che a casa devono lavorare con i figli in braccio, Gallera che spiega le cose semplici alle massaie, Botteri brava e competente riempita di insulti, le task force maschili e altro che ora mi sfugge.

Dunque, fermo restando tutto questo, appena ho visto la prima immagine dell'App Immuni, quella di copertina sul sito, ho notato il papà con il bimbo in braccio e l'ho trovata consona. Ho visto anche la donna giornalista affiancata dal cameramen e mi è piaciuta molto, mi ha fatto pensare a Giovanna Botteri e insieme alla sua competenza e al sessismo che ha subito. La mamma con il neonato in braccio non mi ha disturbato. Sono una strenua sostenitrice dell'allattamento al seno e beh... tocca alla mamma, i primi mesi sono lavoro di mamme... il papà avrebbe potuto fare altro... magari cucinare... ma lo smart working andava rappresentato per mettere insieme gli aspetti più importanti di questo periodo: lavoro a distanza, casa come luogo chiuso che ci ha aperto al mondo attraverso finestre e balconi, la cura di bimbe e bimbe rappresentata da mamme e papà, la comunicazione. E poi ovviamente la medicina. E in questo ambito avrei fatto diversamente: invece del medico che parla con l'anziana signora avrei rappresentato la medica che parla con un signore. Perché questo è il mondo che io immagino, quello in cui una donna può avere il tempo di fare la mamma ma essere anche una medica! E ce ne sono tante!

Alla finestra avrei messo magari un uomo e una donna insieme, o dei ragazzi/e, o una persona che legge... perché ricondurre tutto alla dualità madre/padre, uomo/donna, casalinga e mamma contro uomo lavoratore o fan di tinder che sia?

Perché anche quando combattiamo gli stereotipi sessisti cadiamo nei contro stereotipi? A voi che avete combattuto questa immagine, piacciono le nuove? Non le trovate forzate? Non trovate che sia un cambiamento che mostri davvero poca fantasia?

Io da donna che combatte il sessismo tutti i giorni ho trovato inutile questa protesta, e anche mal condotta. Mi è sembrato poi uno di quei casi in cui ci si ricorda del sessismo per dare addosso a qualcosa che non piace per altri motivi. Mi è sembrata una banalizzazione delle nostre battaglie, mi è sembrato sciocco voler ricondurre tutto alla “famiglia tradizionale”, mi è sembrato stupido non focalizzarsi caso mai sul medico e l'anziana signora. Mi è sembrato fuorviante il considerare sbagliata una donna con un/a neonato/a in braccio. Mi è sorto anche il sospetto che chi ha protestato non abbia visto tutte le illustrazioni ma solo quelle condivise, affiancate (mentre nella App non erano affiancate).

Il mio lavoro di editrice di libri per l'infanzia contro il sessismo e gli stereotipi mi porta a pensare che abbiamo bisogno di rappresentazioni nuove, certo, ma anche che non basta capovolgere le vecchie creando dei contro stereotipi. Ieri in alcune discussioni mi è stato anche detto che sono vittima del patriarcato, che sono restia al cambiamento... ma mi sono fatta una bella risata. Il cambiamento deve essere consapevole, deve essere sensato, non deve limitarsi a riprodurre modelli vecchi semplicemente ribaltandoli perché altrimenti non è un cambiamento ma una banalizzazione del cambiamento. E non è di ciò che abbiamo bisogno. Ecco perché non mi piacciono quella mamma al computer e quel papà con il bambino in braccio ed ecco perché continua a non piacermi il medico che parla al telefono con l'anziana signora!

La battaglia è stata vinta, l'App è stata cambiata, ma io ho l'amaro in bocca. Come dicevo, i cambiamenti richiedono tempo, riflessione, consapevolezza. Altrimenti è come mettere una toppa  su un buco. Si vede ancora di più.

Donatella Caione, 4 giugno 2020