Perché questo manifesto è inaccettabile così come il video cui è ispirato

Nelle strade di Potenza è comparso nei giorni scorsi questo manifesto per invitare, pare, ad un convegno sul tema della violenza. Il manifesto è orribile per una serie di motivi:

  • la parola "amore" associata al riferimento ad un compagno violento;
  • l'idea della rassegnazione che porta ad accettare il male minore (picchiare invece di essere uccisa);
  • la banalità della frase (peraltro decontestualizzata) secondo cui la violenza sarebbe "rifugio di incapaci":
  • una presunta ironia completamente fuori luogo. Si sta parlando di qualcosa di molto serio;
  • rende accettabile la violenza se entro certi limiti.

Per fortuna il manifesto è stato "censurato" dal Cav Telefono Donna di Potenza:

COMUNICATO STAMPA

Stamani sono comparsi sui muri della nostra città manifesti giganti che annunciano un convegno che si terrà il 13 Aprile dal titolo: Amore ma se mi uccidi, dopo chi picchi? Sul manifesto, eppure lo spazio non manca, non ci sono i nomi dei relatori nè l'argomento delle relazioni previste. il convegno è organizzato da due enti privati che non abbiamo mai visto all'opera nè sentito parlare di violenza degli uomini contro le donne. Detto questo, ognuno è libero di organizzare i convegni che vuole. Il punto è che diverse nostre istituzioni, dal Consiglio Regionale, al Comune di Potenza, all'Asp e all'Azienda Sanitaria San Carlo, nonchè l'Ordine degli avvocati, hanno dato il loro patrocinio a un convegno che con un titolo del genere manda all'aria anni di lavoro non solo del nostro Centro Antiviolenza ma di tutt* coloro che da tempo si impegnano nella lotta al contrasto della violenza di genere che purtroppo continua ad essere avvallata da una cattiva comunicazione non solo stereotipata ma anche irrispettosa di tutte quelle donne che subiscono violenze da parte del proprio compagno. Appoggiamo, quindi, in pieno la richiesta della Consigliera regionale di Parità Ivana Pipponzi e chiediamo la rimozione immediata di tali manifesti e che le Istituzioni e Enti pubblici si dissocino da tale comunicazione.

E ne ha chiesto immediatamente la rimozione la consigliera regionale di Parità.

Il manifesto però ha suscitato tante discussioni, e secondo molte/i poteva essere efficace. In particolare chi lo trova efficace ha fatto notare che deriva da un video. Video che avevo visto già alla sua uscita, qualche mese fa, ed avevo trovato altrettanto tremendo. Qui il link al video. Premetto che si tratta di un video realizzato con il sostegno della Regione Campania, Comune di Napoli ed organizzazioni varie tra cui Centri Anti Violenza.

Il video ha per protagonista una donna che racconta violenze subite, in una strana modalità che vorrebbe sembrare ironica ma non lo è affatto perchè oltretutto alla fine si scopre che la donna è morta, bruciata. E intanto continua a ripetere "Amore, ma se mi uccidi poi a chi picchi?", continuando con questo assurdo mantra che associa l'amore alla violenza. Si continua tanto a insistere che l'amore non è violenza e poi questo video in pochi minuti ricostruisce e rafforza l'orribile stereotipo dell'amore malato.
La donna appare come incapace di capire che il marito è violento. Dicono che è ironia ma a me pare stupidità. La donna sembra una sciocca, nega, sminuisce, si assume responsabilità e colpe, permettendo così a donne vittime di identificarsi nel suo sminuire, negare, sottovalutare. La donna non esprime desiderio di libertà, non chiede aiuto, non si ribella, passa davanti al Cav ma non entra, non ha alcun comportamento positivo, e alla fine muore. Una campagna promozionale deve promuovere una idea positiva, in questo caso di libertà, di consapevolezza, di autodeterminazione. Niente di tutto ciò c'è in questo video.
Il maschio picchiatore appare come un individuo in cui è facilmente identificabile l’abiezione, ma non sono tutti così gli uomini violenti. Non hanno tutti il volto da bruto che ha l'uomo del video. Sono uomini "normali" che possono apparire anche belli, simpatici, gioviali. Non sono facilmente riconoscibili. Non sono così stereotipate le occasioni che spingono alla violenza (figuriamoci se poteva mancare il calcio!).
La scena in cui mangiano senza forchette perché lui le userebbe per ferire mi ha fatto star male da quanto è ridicola e inopportuna. Se sei consapevole che lui è un violento lasci lui non le forchette. Anche questa vorrebbe essere ironia, ma a me pare derisione, pare ridicolizzazione di una situazione che invece è profondamente seria.
Quando lei passa col viso pieno di lividi (non ne posso più di lividi anche perchè fanno dimenticare che la violenza è anche psicologica e in molto casi anche il femminicidio non fa seguito a lividi!) davanti al Cav e le operatrici la vedono non posso accettare che queste facciano finta di nulla. Non è questo lo scopo, è assurdo. Tutta la prima parte del video avrebbe potuto anche essere tollerabile se poi lei fosse entrata, se avesse chiesto aiuto, se si fosse allontanata da lui, se si fosse liberata. Invece no, lei non entra e l'operatrice non la invita ad entrare, torna a casa e lui la uccide ma sembra che lo sconfitto sia lui perchè dopo che l'ha uccisa non ha più una donna da picchiare.

Cosa penserà una donna vittima di violenza che vede questo video? "Neanche io avrò mai il coraggio di ammettere la verità, di entrare in quel CAV, di restare viva". Se si vuole incitare ad una azione bisogna mostrare quell'azione, non l'inazione, la passività.

Ecco cosa ha scritto una mia amica, Luisa De Falco, vittima di violenza da parte del suo ex compagno: "Questo video l'ho visto il 25 novembre, non l'ho mai condiviso perché "se mi uccidi, poi a chi picchi" sinceramente mi sembrava fuorviante e poco rispettoso verso le donne che, come me, hanno subito violenza e che cercano di aiutare altre donne ad uscirne.
Da oggi pomeriggio parlando con un'amica, ho cercato di dare una spiegazione plausibile "forse sarà una provocazione", invece non lo è.
Quando ho ricevuto il primo schiaffo, poi calci, poi sputi, non ho mai detto "amore se mi uccidi, poi a chi picchi?

Il video si conclude con la citazione di Asimov: "La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci". Una frase banale in questo contesto, che non ha una specificità sulla violenza maschile sulle donne, che niente ha a che fare con un invito all'azione positiva, all'autodeterminazione, alla presa di coscienza. Una frase che può andar bene per ogni occasione.

Sarebbe stato bello leggere una frase sulla forza di una donna che si libera di un uomo violento, forza che ogni donna può trovare dentro di sé.