Questione di cuore o di cervello?

Mi chiedo se devo rispondere con il cuore o con il cervello ad una domanda che mi ha pressato per tutta questa calda estate. "Devo continuare la mia attività di editrice?"

Prima di esprimere le mie riflessioni devo però ricordare a chi non mi conosce qual è la linea editoriale di Matilda (prima Mammeonline). I libri che amo pubblicare sono quelli che hanno l'ambizione di contrastare gli stereotipi e i modelli educativi di genere che ingabbiano bambini e bambine in ruoli predefiniti per loro in base al sesso di appartenenza, il sessismo (ebbene sì... contro le bambine, anche!), la violenza contro le donne. E ancora, di favorire l'accoglienza, di raccontare il bello dell'incontro di culture, di mostrare come la differenza sia una ricchezza, come l'incontro con l'altro/a sia anche un gioioso modo di conoscere noi stessi/e, proprio in quando diversi/e per passioni, per emozioni, per sesso, per orientamento sessuale, per paese e cultura di provenienza, per caratteristiche fisiche... Chi saremmo noi se non potessimo specchiarci negli occhi, nello sguardo, nel cuore di chi è diverso da noi? Cosa ci rende diversi? Cosa ci rende specialii? Perchè non cercare di considerare la differenza come la parte più importante di ognuno di noi invece che qualcosa che non permette di conformarci ad un modello?

Ho la presunzione di pensare che comprendere le differenze sia un passo importantissimo nel percorso di crescita di ragazzi e ragazze. Ricordo bene, soprattutto come mamma, quanto sia importante e nello stesso tempo difficile, educare bambini e bambine al bello della differenza, all'importanza di non doversi sempre omogeneizzare agli altri, al valore di dare valore a se stesse e se stessi, con le piccole diversità, abilità, difficoltà che contraddistinguono ognuno/a di noi. Una grande incongruenza nell'educazione: non vogliamo che i nostri figli e le nostre figlie seguano pedissequamente il gregge però al contempo ci fa paura la diversità. Quasi ci sentissimo in diritto di decidere quale debba essere la differenza minima necessaria, come in un calcolo matematico.

È questo che ho fatto come madre ed è questo che ho desiderato fare come editrice.

Però... mentre facevo questa riflessione, mia, intima, privata, quest'estate succedevano cose intorno a me che mi accompagnavano nelle mie riflessioni. Cose importanti per me, perchè in questa attività non si può prescindere da quello che ci succede intorno. E sarà che tra le cose che ci succedono intorno diamo più enfasi a ciò che ci fa sentire coinvolti/e o sarà che veramente di cose che mi coinvolgono emotivamente ne sono successe tante, le cose che succedevano moltiplicavano le mie riflessioni, riuscendo a raggiungermi anche in una sperduta isoletta greca, anzi, forse anche essere lì in mezzo al mare aggiungeva forza a queste riflessioni.

Chi mi conosce avrà già capito a cosa mi riferisco: ronde in spiaggia, pestaggi, assassinii per guida lenta, esclusioni di persone da luoghi di vacanza, violazioni di parcheggi  per disabili accompagnate da derisioni, spiagge diventate luoghi di esaltazione del fascismo, esclusioni da gare canore di giovani italiane dalla pelle nera, aggressioni di omosessuali, ancora sempre tanti femminicidi, che non mancano mai, fino ad arrivare al violentissimo attacco contro la Presidente della Camera, "colpevole" di voler ricondurre la disapprovazione politica su un piano umano, perchè sì, quello che è stato detto e si dice contro di lei è disumano. Come è disumano quello che è successo il 24 agosto a Roma.

Tutto ciò, e tanto altro che mi sfugge, perchè la nostra mente non può immmagazzinare tanti orrori tutti insieme e qualcuno deve rimuoverlo, assume poi dimensioni ancora più clamorose se si va a verificare come i giornali molto spesso ampliano, distorcono, sviliscono questi fatti sottovalutandoli o inquadrandoli in modo manipolatorio. Per cui ho appena finito di leggere del gruppo di sindaci che attribuisce il numero di figli ad utero italiano (per non farci sopraffare da nascite "straniere") che un altro giornale (una volta considerato abbastanza serio e non "rivista rosa") si premura di ricordarci quanti figli e figlie fanno (o adottano) le mamme vip e come sono brave a conciliare.

Ma la cosa in realtà è ancora peggiore perché ai fatti e ai resoconti giornalistici si aggiunge il modo in cui tutto ciò si propaga tra le persone, come se all'improvviso non ci fossero più tabù per esprimere insulti, il sessismo più becero, il razzismo più crudele, l'omofobia più sguaiata. Non che prima non ci fosse chi pensava queste cose, ma i più le tenevano per sé, come in qualche modo comprendendo che si trattasse di un lato oscuro da tenere a bada. Adesso invece non ci sono più pudori o remore nel dar voce, nella vita reale e sui social network, alla cattiveria, alla crudeltà, alla disumanità. Magari senza dimenticare di fare ipocrite differenziazioni a base di "ma" e "però". Non sono razzista ma, sono contro la violenza però... e così via in un mare di autoassoluzioni e autoaffermazioni di diritto di parola che diventa diritto di insulto. E non sto parlando dei soliti provocatori, di estremisti senza scrupoli ma di persone normali, che all'improvviso si accorgono che hanno il potere di generare mostri, idee mostruose, mandando a dormire la ragione e con essa il senso di umanità. Idee mostruose che acquistano concretezza grazie alle bugie, o bufale: più le si spara grosse più sembrano vere. E contribuiscono enormemente a formare (o deformare) i pensieri.

Torno quindi alla mia domanda: "Devo continuare la mia attività di editrice?" E chi mi legge può ben capire come la mia attività sia fortissimamente collegata a quanto sta succedendo.  E se Il cuore mi dice che ancor più c'è bisogno del mio lavoro, che ce ne è bisogno come abbiamo bispgno dell'aria per respirare, e come del mio del lavoro di tanti e tante, la testa mi dice che è una lotta impari, senza mezzi perchè cercare di affrontare questa ondata di odio, di violenza verbale che sempre più spesso diventa fisica, non è alla mia portata. Puoi pubblicare bei libri che mirano anche a contrastare tutto ciò ma chi li compra? Forse il padre che dice "Gli insulti alla presidente sono esagerati però lei..." o l'insegnante che dice "Nello sfratto a Roma hanno esagerato ma bisogna pensare prima agli italiani..."  o colui che sostiene "ammazzare le donne non è giusto ma alla fine sono omicidi come altri o coloro che propagano la bufala del gender. Libri che possono svolgere un ruolo importante nella crescita delle nuove generazioni purchè vengano acquistati, vengano fatti girare.

Io credo che bisogna continuare a lottare contro questa tragica deriva del nostro senso di umanità ma al contempo che farlo sia veramente una battaglia purtroppo senza speranze. Comincio davvero a temere che stiamo andando verso un punto di non ritorno.