Sanremo e le responsabilità della RAI

Come ogni anno, smontati albero di Natale e presepe, si comincia a parlare di Sanremo, tra polemiche montate ad arte per attirare l'attenzione, gaffes, anticipazioni delle canzoni. Quest'anno però è cominciato tutto in anticipo dopo che è stata diffusa la notizia della partecipazione di Rula Jebreal. In un primo momento pare che la direttrice di Rai1, Teresa De Santis, avrebbe osteggiato la sua partecipazione a causa delle idee di sinistra della giornalista italo-palestinese e avrebbe richiesto quanto meno una compensazione a destra. Come se parlare di violenza sulle donne richiedesse un contraddittorio. Nel frattempo c'era chi diceva che Rula avrebbe fatto la valletta e l'unica segretaria donna di un partito nel nostro paese protestava contro la presenza dell'unica donna che non avrebbe avuto il ruolo di valletta!

Poi abbiamo saputo che Rula Jebreal ci sarà, la discussione si è spostata sul suo compenso ma nel frattempo abbiamo anche saputo che tra i big sarebbe stata presente Rita Pavone. A pensar male a volte si azzecca, che sia lei la compensazione visto che Pavone è ben nota per le sue idee sovraniste?

Ma poi è successo ben altro. In conferenza stampa il conduttore Amadeus ha detto, parlando di Francesca Novello, fidanzata di Valentino Rossi nonché una delle “sue vallette”: “Ha la capacità di stare vicino a un grande uomo stando un passo indietro”. Giustamente c'è stata una sollevazione enorme: artiste, giornaliste, blogger, tutto il mondo dell'associazionismo femminile e femminista ha protestato, anche con grande ironia oltre che con rabbia. Amadeus ha in parte ritrattato, ha detto che non era stato capito, è intervenuta in sua difesa anche sua moglie e lui ha rivendicato di professare “sensibilità e rispetto per le donne come possono testimoniare mia moglie, mia madre e mia figlia” dando una risposta che mi sembra, oltre molto poco originale, un po' come quando per coprire l'omofobia si dice di avere “un caro amico gay”, una risposta che cela, e neanche tanto, una matrice culturale di stampo molto patriarcale, per la sua condiscendenza e che ci apre gli occhi anche sulle vere motivazioni dell'invito a Rula Jebreal che è un po' come lo sbaffo rosso il 25 novembre se non è realmente accompagnato da una volontà di rispetto del ruolo delle donne, come d'altra parte scopriamo con il terzo grande evento misogino che accompagna l'attesa di Sanremo 2020, la partecipazione del trapper Junior Cally.

Sì, pochi giorni fa (NDR: oggi è il 19 gennaio) scopriamo che tra i big in gara ci sarà anche questo rapper amatissimo dalla generazione che frequenta le scuole medie. Ecco come definisce la sua canzone Gino Castaldo su Repubblica: “Sarà una delle sorprese del festival, irrivirente, sboccato, antipolitico con una menzione speciale per il verso 'ogni mattina avrà l'oro in bocca'" in un articolo in cui esprime dei giudizi in anteprima sulle 20 canzoni dei 20 big.

Nel frattempo però scopriamo, pur sapendo che il testo in gara fa satira politica, che nelle canzoni di questo tizio, che fino a poco tempo fa si presentava al suo pubblico solo indossando una inquietante maschera antigas, viene praticato un sessismo feroce e violento non molto diverso da quello di suoi colleghi come Skioffi e Sfera Ebbasta che abbiamo contrastato in passato.

Mi limito a citare un brano, anche se non mi piace farlo. Video e altri brani sono in rete:

«Lei si chiama Gioia, beve poi ing*ia.

Balla mezza nuda, dopo te la d*.

Si chiama Gioia, perché fa la tr*ia, sì, per la gioia di mamma e papà».

Svalutazione delle donne, sessismo, misoginia, esaltazione della violenza, mercificazione, linguaggio dì odio verso le donne... c'è di tutto nelle sue canzoni. Canzoni che, ricordiamo, sono ascoltate da giovanissimi/e, quegli stessi che abbiamo difficoltà ad incontrare nelle scuole per parlare di affettività e contrasto alla violenza perché ci dicono che “sono troppo piccoli per affrontare questi temi”.

Il tutto alla Rai. Ricordiamo che la RAI, in qualità di concessionaria del Servizio Pubblico radiotelevisivo, la cui attività risulta regolamentata dalla Legge e dal Contratto di Servizio, è tenuta al rispetto di un codice etico che fra le altre cose impone:

  • la valorizzazione della rappresentazione reale e non stereotipata della molteplicità dei ruoli del mondo femminile nel pieno rispetto della dignità culturale e professionale delle donne, anche al fine di contribuire alla rimozione degli ostacoli che di fatto limitano le pari opportunità.

Non si tratta più di un cantante i cui video girano sui social (e già questo è gravissimo) ma di un cantante che viene selezionato come modello da una trasmissione che fa Servizio Pubblico.

Chi lo ha scelto, Amadeus in primis, avrà ascoltato le sue altre canzoni? E se le hanno ascoltate, come immagino, perché non ne hanno recepito la gravità? Certo, non stupisce che chi pensa che le donne debbano stare un passo indietro trovi accettabili i testi di queste canzoni!

Mentre scrivo quest'articolo migliaia di donne stanno inviando mail di protesta alla Commissione di Vigilanza sulla Rai, speriamo che le nostre giuste proteste vengano accolte. In tante dicono che non guardano o non guarderanno Sanremo o chiedono di boicottarlo. Ma non è questo il punto, qui non si tratta di quello che faremo noi che abbiamo gli strumenti per valutare. Il punto è che se questo cantante parteciperà aumenterà la sua visibilità e anche ragazzi e ragazzi che non lo conoscono lo conosceranno e scopriranno le altre canzoni che nel frattempo avranno avuto il consenso della TV Pubblica. E lo conosceranno e ascolteranno anche donne vittime silenziose di violenza. E i loro compagni violenti saranno rafforzati dal vedere il videoclip che mostra il cantante mascherato che si muove minacciosamente di fronte ad una ragazza legata mani e piedi ad una sedia e con un sacchetto sulla testa, mentre si divincola per liberarsi e chissà magari coglieranno anche l'idea.

Poiché contrastiamo la violenza anche se non siamo vittime di violenza e il bullismo anche se non siamo madri abbiamo il dovere di denunciare la brutta televisione anche se non guardiamo la televisione!

Non è importante se lo vediamo noi. E non è neanche della stessa gravità di una pubblicità sessista qualsiasi perché è l'autorevolezza della fonte che rende il tutto ancora più grave.

Sarebbe bello se Junior Cally fosse escluso e al suo posto venisse inclusa tra i big la quindicenne Tecla Insolia che con uno sguardo sincero, pulito e appassionato canta Otto marzo. Mi è piaciuta al punto che riesco a perdonarle anche l'aver definito l'8 marzo una festa!

Donatella Caione, 19 gennaio 2020

 

PS Testo da continuare a inviare a: com_rai@camera.it

"Considero vergognoso che partecipi a Sanremo Junior Cally, un rapper per ragazzini/e che ha nel suo repertorio canzoni contenenti frasi come queste:

«Lei si chiama Gioia, beve poi ingoia.
Balla mezza nuda, dopo te la da.
Si chiama Gioia, perché fa la tr*ia, sì, per la gioia di mamma e papà». 

«Questa non sa cosa dice. Porca tro*a, quanto ca**o chiacchera? L'ho ammazzata, le ho strappato la borsa. C'ho rivestito la maschera».

«state buoni, a queste donne alzo minigonne»;
«me la chi*vo di brutto mentre legge Nietzche»;
«ci scopi*mo Giusy Ferreri [la cantante ndr]»;
«lo sai che fotti*mo Greta Menchi [una influencer, ndr];
«lo sai voglio fott*re con la Canalis [la conduttrice ndr]»;
«queste put**ne con le Lelly Kelly non sanno che fott*no con Junior Cally»

Ritengo che la RAI dovrebbe svolgere un ruolo importantissimo nel contrastare la violenza contro le donne. Ma quanto meno esigo possa evitare di fomentarla dando spazio a questi "cantanti".

Cordiali saluti, ....
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