Sguardi differenti vince il premio saggistica al Premio Mariateresa Di Lascia

Durante la manifestazione, svoltasi sabato 16 settembre, ‘Sguardi differenti’ di Matilda Editrice a cura del comitato di redazione dell’associazione Donne in Rete di Foggia, ha raccolto la maggioranza dei voti della giuria popolare, di quella specializzata e dell’Università, aggiudicandosi due premi, quello per la sezione saggistica e quello dell’Università di Foggia che ha dato le seguenti motivazioni: perché il libro tratta argomenti delicati e ‘urgenti’ con un linguaggio semplice ma con profondità scientifica, dà valore alla verità analizzata con occhi diversi e prospettive differenti, esprime messaggi forti in maniera chiara ed efficace, è l’ennesima conferma della ricchezza delle donne. Sulla targa del Premio Unifg si legge, inoltre, alle donne che ricercano parole nuove per dar voce ad un futuro che non si dimenticherà di loro.

Una bellissima motivazione perché la ricerca delle parole nuove e l’uso di quelle esistenti è alla base del mio lavoro. Inoltre trovo molto bello che, nonostante la sezione saggistica fosse aperta a tutti, la giuria abbia scelto di assegnare il Premio ad un libro scritto da donne e che tratta temi importanti soprattutto per le donne. Nel volume ‘Sguardi differenti’ diverse autrici, infatti, fanno chiarezza su sessismo, gender e alienazione parentale, temi apparentemente slegati ma che hanno una matrice comune. Temi che rientrano nel backlash, ovvero il ritorno indietro che le donne ormai da decenni stanno subendo, silenziosamente, a livello lavorativo, sociale, culturale. Proporre sguardi differenti è sempre stato un desiderio della mia casa editrice che pubblica libri sulla procreazione assistita, testi senza stereotipi per offrire alle bambine e ai bambini modelli diversi da quelli che vengono proposti quotidianamente dal pensiero dominante. Libri che affrontano le discriminazioni di ogni tipo, la violenza degli uomini contro le donne o l’importanza del linguaggio di genere, Infatti quotidianamente assistiamo all’utilizzo di un linguaggio sempre più oltraggioso, sessista, irrispettoso, volgare; un linguaggio che non nomina le donne, ma che non ha reticenze nell’insulto, nell’uso delle parolacce a sfondo sessuale. Desideriamo sottolineare quanto invece siano importanti le parole, ad esempio per raccontare in ambito giornalistico la violenza contro le donne.

Donatella Caione, 18 settembre 2017

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