Tra femminismo e pancinismo

Credo di aver messo a fuoco perchè questo fenomeno delle "pancine" mi sta facendo tanto imbestialire. Sto rivivendo la solitudine, la rabbia, l'incavolatura provate anni fa quando ero parte attiva della battaglia prima contro la legge 40 e poi per il referendum abrogativo.

Mi riferisco alla legge 40 sulla procreazione assistita che con uno sparuto gruppo di donne e qualche uomo avevamo combattuto nel silenzio quasi totale dei movimenti femministi. Una battaglia persa sul momento ma vinta nel corso degli anni perché la legge è stata fatta a pezzi, un pezzo dopo l'altro.

Una legge che distruggeva la libertà e l'autodeterminazione delle donne che, se fosse rimasta valida, avrebbe posto le basi per cancellare la 194. Ma anche una legge che, in nome del bigottismo cattolico, impediva la libertà di cura, a prescindere dalla procreazione. La legge 40 aveva cancellato la procreazione assistita, di fatto. Non si potevano fare più stimolazioni ovariche efficaci perché gli ovuli erano "persone", non si poteva fare più la crioconservazione degli embrioni perché gli embrioni erano "persone". "Bambini" li chiamavano, gli embrioni, quelli del movimento per la vita e gli Adinolfi di allora tipo Roccella e company. La 194 sarebbe stato il bersaglio successivo perché nel momento in cui si fosse assodato, come loro volevano, che l'embrione è un bambino, non si sarebbe potuto uccidere un "bambino". E infatti lo dicevano, che dopo l'approvazione della l 40 era pronta la strada per distruggere la 194. Inoltre la 40 vietava l'accesso alla pma alle persone fertili, quindi portatori di malattie genetiche che grazie alla selezione degli embrioni avrebbero potuto non trasmettere le malattie genetiche. Oppure vietavano la pma a uomini fertili ma impotenti perchè paraplegici, ad esempio. O impediva ad una giovane donna che doveva curare un cancro di conservare i suoi ovuli per quando sarebbe guarita.

Io non so perché a tanti pezzi del movimento femminista dia fastidio sostenere la maternità, perchè dava fastidio allora sostenere la battaglia contro la legge 40, e perchè dà fastidio oggi supportare le donne che in un periodo della vita si trovano sole, con un mondo del lavoro ostile, modelli commerciali che le sfruttano, tutti che le giudicano e si permettono di dire loro come devono comportarsi.

Non so perché è così difficile comprendere che sostenere l'allattamento al seno anche prolungato vuol dire, oltre che alimentare in modo sano, aiutare donne non abbienti a risparmiare molte centinaia di euro l'anno in latti artificiali costosissimi che le multinazionali cercano di propinare loro.

Non so perché è così difficile comprendere che una giovane mamma lasciata sola può facilmente ammalarsi di depressione post parto e che il supporto e il confronto aiutano a non ammalarsi. Perché sì, la depressione post parto è una malattia vera e propria, anche se spesso pure le persone care, madri, mariti, compagni, sminuiscono. Come se fosse un capriccio la Deppp... Come se fosse facile ricevere aiuto, visto che la donna deve ancora e sempre mostrare di valere e di non essere un peso per la società, anche e sopratutto nel mondo del lavoro. E se già ci sono tant preconcetti sulla depressione in generale, per la depressione post parto la situazione è ancora più difficile e delicata. Perchè una donna che ha partorito nell'immaginario collettivo dovrebbe vivere il periodo più estasiante e appagante della propria vita. E screditando le "pancine" togliamo sempre più valore alle difficoltà, avvaloriamo l'idea che sia tutto facle, easy... e che se hai problemi sei strana tu!

Leggo frasi tipo: "comunque è una realtà di donne che vedono la maternità come identità. Io non sono più una donna, sono una pancina, il mio ruolo è quello, è dolce, è femminile." No, la maternità non è un evento né fondamentale né che limita l'identità, però c'è un periodo anche solo di pochi mesi in cui, anche perché la natura che provvede al proseguimento della specie ti scatena prolattina e ossitocina, si ha bisogno di supporto da chi ci è già passato. Certo che siamo persone, uomini e donne, madri e padri, certo che la maternità non è una identità, ma c'è un momento appunto della vita in cui ti senti soprattutto madre. Ad esempio, l'allattamento, certo, è intimo e personale ma quando dopo due settimane ti vengono le ragadi o il/la neonato/a non si attacca, e la maggior parte dei pediatri non è capace di aiutarti, chiedere consiglio ad altre madri aiuta a non dover rinunciare... come le donne hanno sempre fatto. Poi, la prolattina in circolo si esaurisce, l'allattamento finisce ed esci da quella fase. Ma finché ci sei è bene che ci sia chi ti dà una mano senza prese in giro esterne.

Vi fa ridere il termine pancine? Beh noi avevamo le cicognine, donne toste che hanno combattuto mettendo in piazza la loro infertilità per i diritti di tutte e tutti, anche per quello della libertà di ricerca scientifica e di cura delle malattie genetiche e degenerative. E sfido tante che oggi ridono delle pancine a prendere la parola ad un convegno e raccontare delle malattie che una legge bigotta voleva impedire loro di curare, con i fischi dei cattolici oltranzisti che pretendevano di "difendere i bambini e la vita".

Non interessa la gravidanza, diventare madri? Benissimo, ma perché prendere in giro? Perché inventare per deridere? O ridere per le invenzioni?

Ma ci ho riflettuto su, dopo aver cominciato a far capire che la maggior parte delle prese in giro sono inventate. E ho capito che tante che leggono e ridono lo sanno anche loro che sono inventate. Ma quello che a loro fa ridere non è l'invenzione ma il fatto stesso, vero, che delle giovani mamme si riuniscano per parlare dell'essere madri. Anche io penso che in questi gruppi ci siano donne non autodeterminate. E sono convinta che ci sia tanto da lavorare e io cerco di farlo, lavorando con le giovani, nelle scuole. Ma insultarle e deriderle a chi giova? Si chiuderanno solo a riccio e perderanno quella possibilità di confronto che può fare solo bene perchè con il confronto si cresce. (Purchè non si pensi che il confronto sia quello che ci vogliono far credere certe schermate di fiction).

Per me comunque essere madre ha voluto dire compiere una serie di battaglie per le donne, battaglie nate proprio perché la maternità mi ha dato la consapevolezza della loro importanza. Se mi occupo di contrasto agli stereotipi è perché li ho visti in atto vedendo crescere mio figlio e mia figlia, se mi occupo di prevenzione della violenza di genere è perché ho una figlia e le sue amiche che potrebbero esserne vittime, se difendo la 194 è perché voglio che mia figlia e le sue coetanee siano libere di utilizzarla.

A qualcuno/a irrita il termine pancina poiché fa pensare a donne che accettano ruoli tradizionalmente assegnati alle donne. A me invece irrita profondamente leggere commenti omofobi, razzisti, sessisti, contro lo ius soli, insulti a Boldrini, alle donne. E comunque io ritengo che una donna debba essere libera di essere incazzata o dolce, materna o guerriera, oppure un giorno l'una e un giorno l'altra. Così come una bambina deve essere libera di decidere se coccolare le bambole o giocare al calcio o alla piccola chimica. Sentirmi libera vuol dire che nessuno deve decidere come devo essere non che non devo essere come mi dicono di essere. Decido io. E basta.

Ritorno alla battaglia contro la legge 40, battaglia che facemmo contro tutte le forze politiche ad eccezioni di pochi e poche anche nella sinistra, tra cui alcuni che mi piace ricordare: Marco Cappato, Emma Bonino, Livia Turco, Barbara Pollastrini e pochi altri. Sapete cosa dicevano i parlamentari quando le poche donne parlamentari si battevano contro questa legge? "Volete la procreazione assistita perché non volete farvi scopare". In Parlamento lo dicevano! E anche allora i movimenti tacevano, al massimo osservavano, ridendo di queste stupide donne che pensavano solo a fare figli. E io miei figli li avevo anche già avuti, però ora sono fiera di poter dire che se una coppia deve fare la donazione di gameti per avere un figlio/a non sarà considerata una criminale da una legge italiana. E se una donna decide di sottoporsi ad una stimolazione ovarica per fare una Fivet non deve veder buttare gli ovuli in eccesso nel cestino ma li può far fecondare e crioconservare per fare un altro tentativo o avere un altro figlio.

E vogliamo parlare delle battaglie contro i mulini bianchi e gli stereotipi che costringono le donne in modelli commerciali finti ma che creano inadeguatezza? O per la contraccezione? O contro la Pas? O contro gli stereotipi di genere e per l'educazione alle differenze? O contro i quattro bischeri che si sono inventati la "teoria del gender che omosessualizza i nostri figli?". Altro che gatto che omosessualizza... quelli sì che sono da prendere in giro. Facile dire sono contro il femminicidio o sono per il linguaggio di genere o sono per l'autodeterminazione delle donne o contro il sessismo se poi non si combatte tutta la cultura patriarcale e bigotta che c'è dietro e che affonda le sue radici proprio nella categorizzazione della maternità. Che cosa strana voler distruggere il patriarcato avendo paura di pronunciare la parola madre.

 

Donatella Caione, 30 dicembre 2017 (Con un grazie alle amiche che mi hanno suggerito spunti e anche a chi, di opinione contrara alla mia, ha scatenato la mia rabbia positiva. Perché, sì, questo articolo l'ho scritto con rabbia. Ci sono forse concetti espressi più volte, o disordinati... ma è nato così!)

L'immagine è la copertina dell'opuscolo Le nostre storie per i tuoi sì realizzato da un pool di Associazioni per il Sì ai referendum pro procreazione assistita.