Per una educazione "dalla parte dei bambini"

Tanti uomini hanno commentato la dichiarazione del Presidente Grasso rilasciata al tg del 21 settembre scorso. Uomini che si sono ritenuti offesi dalle parole del Presidente. "A nome di tutti gli uomini ti chiedo scusa. Finché tutto questo verrà considerato un problema delle donne, non c'è speranza. Scusateci tutte, è colpa nostra, è colpa degli uomini, non abbiamo ancora imparato che siamo noi uomini a dover evitare questo problema, a dover sempre rispettarvi, a dover sradicare quel diffuso sentire che vi costringe a stare attente a come vestite, a non poter tornare a casa da sole la sera. È un problema che parte dagli uomini e solo noi uomini possiamo porvi rimedio".

Evidentemente tanti uomini hanno pensato che il Presidente si rivolgesse a loro in quanto praticanti la violenza. Guardate che la responsabilità di cui parla il Presidente non è solo quella di commettere uno stupro o un femminicidio, ma è una responsabilità culturale soprattutto. E di educazione dei figli (maschi), di come la si fa e se la si fa. È la responsabilità di fare un commento volgare su un corpo di donna, o di insultare una politica non in quanto politica ma in quanto donna, di sorridere alle battutine dei colleghi sulle donne, di non impegnarsi a insegnare il rispetto ai figli, di sorridere su comportamenti di donne che "se la sono andata a cercare".

Io come donna sono impegnata nel volontariato per educare ragazze e ragazzi alle relazioni sane. Ma perché siamo sempre e solo donne? Perché sono così pochi gli uomini che vengono con noi nelle scuole a parlare ai ragazzi (maschi) che tanto avrebbero bisogno di sentire uomini adulti prendere la parola su questi temi? Perché gli uomini si limitano ad esprimere, ben che vada, dispiacere per uno stupro o un femminicidio ma non decidono di impegnarsi più concretamente, ognuno nel suo piccolo, famiglia, ambiente di lavoro ecc. per un futuro di relazioni più sane fra i giovani? Eppure ho avuto occasione di verificare quanta presa possa avere, quando parla ai giovani maschi, un uomo in grado di dire cose efficaci, importanti.  Un uomo che non li metta sotto accusa ma che li aiuti a comprendere, a domandarsi quanto i loro pensieri, soprattutto negativi, derivino da un condizionamento educativo e culturale. Perché i bambini non nascono sessisti, il maschilismo non è nel loro DNA, ma ne vengono nutriti, sin da piccoli. Quando gli si dice che piangere è da femminucce, che non si devono tenere lo schiaffo, che devono fare gli uomini, che non possono piangere ma possono esprimere la rabbia. Quando incontro ragazzi e ragazze spiego subito ai ragazzi che non sono sotto accusa, ma caso mai lo è un certo tipo di educazione che si nutre di stereotipi a cominciare da libri, giochi, abbigliamento e così via.

È necessaria ed indispensabile una educazione "dalla parte dei bambini", e devono praticarla gli uomini, i padri, gli educatori. Questo soprattutto, secondo me, ha detto il Presidente Grasso.

Di tutto il discorso del Presidente in tanti hanno sottolineato solo il distacco dalle scuse che lui chiede come uomo. Ma perché non ho sentito uomini protestare contro le dichiarazioni del sindaco di Firenze o del senatore D'Anna dopo lo stupro di Firenze? O per il crescere della cultura sessista? O per gli "stupri verbali", per la violenza simbolica che viene commessa contro le donne quando trattano questi temi? E a questo proposito faccio osservare che Grasso ha ricevuto tante critiche maschili ma tutte per lo più espresse con molta correttezza ed educazione, diversamente da quanto accade quando le critiche sono rivolte a politiche donne.

Il Presidente non ha detto che tutti gli uomini sono stupratori o assassini, ma ha detto che tutto ciò viene considerato un problema di donne. Tutto qui.

Quando qualcuno dice: gli italiani/e sono razzisti/e io non mi offendo pur non considerandomi razzista perché quel voi è inteso come società di cui io faccio parte, e quella in cui vivo è una società razzista. Anche perchè sono così consapevole del mio contributo, nel mio piccolo, contro il razzismo, da non sentirmi chiamata in causa. Insomma non mi offendo se sento dire che gli italiani sono un popolo razzista, perchè è vero!

Ovvio che ci siano uomini che rappresentano splendidi modelli, così come ci sono italiani non razzisti. Così come ci sono tante donne che inconsapevolmente hanno assorbito una cultura maschilista e patriarcale. E' talmente ovvio che non credo sia necessario dare risalto al fatto che ogni regola ha le sue eccezioni.

Donatella Caione, 25 settembre

Nella foto, alcune frasi scritte da ragazzi in forma anonima prima di un incontro per contrastare il sessismo in una scuola superiore. Avevamo chiesto loro di scrivere qualcosa sul sessismo, per conoscere il loro pensiero. Fra gli oltre cento biglietti raccolti, oltre il 10% conteneva frasi di questo tenore.