Vi parlo di "Te la sei cercata" di Louise O'Neill

Ho letto con grande interesse questo romanzo anche se confesso che titoli così ammiccanti alla cronaca mi innervosiscono. L’inizio è stato un po’ faticoso e ho trovato un po’ irritante la descrizione di questo gruppo di ragazze, apparentemente amiche, ma in realtà in fortissima competizione per ragazzi, aspetto, abbigliamento, tenore di vita, automobili. Mi ha colpito la mancanza di amicizia vera, la mancanza di altri interessi (sport, hobby, passioni…). Anche i maschi sono superficiali, tutte e tutti sono dediti ad alcol e droghe, ma almeno i maschi hanno il calcio in più! In questo contesto di superficialità, alcol e droghe avviene lo stupro di Emma che, essendo stata drogata a sua insaputa, dopo un rapporto più o meno consapevole, si ritrova, ormai priva di conoscenza, a subirne altri, da altri. Lo scoprirà solo il giorno dopo, dalle foto su Facebook. E si ritroverà, lei che era una delle più “popolari”, ad essere isolata, abbandonata, non creduta, colpevolizzata, protagonista di una pagina FB chiamata "Easy Emma".

Questa parte del romanzo è la più efficace, peraltro molto ben raccontata. Emma all’inizio, dopo lo stupro, decide di far credere che tutti i rapporti che ha subito sono stati volontari poi accetta di denunciare lo stupro, ma neanche i genitori sono dalla sua parte. Avendo denunciato i “bravi ragazzi”, tra l’altro campioni della squadra di calcio locale, si trova emarginata a scuola e e nell’intera cittadina. Dalla sua parte ci sono solo il fratello e l’amico d’infanzia. Finché Emma arriva alla conclusione che per cercare di buttare tutto alle spalle e “aiutare” i genitori deve rinunciare alla denuncia. Ed è proprio il finale ciò che proprio non mi è piaciuto del libro.Trovo deprimente il ruolo di questi genitori che preferiscono la “tranquillità sociale” al giusto diritto della figlia di vedere condannati i suoi stupratori.

Emma comunica ai genitori la sua scelta di non voler più denunciare con la segreta speranza che loro non la accolgano, che invece la spingano a non farlo, ma loro non solo non insistono perchè denunci ma anzi, finalmente, dopo la sua decisione di non denunciare, hanno verso di lei quei gesti di amore che non avevano più avuto da prima del fatto. Il messaggio è chiaro, Emma non avrà riscatto e di conseguenza non potrà neanche cercare di superare la tragedia dello stupro.

Ora, io non metto in dubbio che purtroppo spesso avvenga proprio così, cioè che le vittime non denuncino, soprattutto in alcune culture (come quella irlandese ma anche italiana… E forse non avrebbero denunciato le due americane stuprate a Firenze dai carabinieri se fossero state italiane, indubbiamente il contesto di ambientazione non è irrilevante) ma un romanzo che parla al cuore e alla testa delle giovani deve promuovere riflessioni e comportamenti positivi, deve incidere su una mentalità, deve insomma provocare un cambiamento perché la letteratura induce cambiamenti! A cosa serve lasciare le lettrici con la sensazione che non cambierà nulla, che le ragazze verranno sempre colpevolizzate, che la regola del consenso è un’utopia, che denunciare è inutile perché gli stupratori la faranno sempre franca? La stessa autrice in una nota finale giustifica la triste conclusione del libro come un modo per raccontare quello che avviene veramente, cioè il silenzio delle vittime, anche se lei stessa sostiene che sia necessaro parlare di questi temi: di stupro, di consenso, di doppi standard.

Certo dobbiamo parlarne, ma suggeriamo altri finali se vogliamo veramente incidere sulla realtà; non si tratta di scegliere un “happy end” che ci faccia alla fine sorridere ma di suggerire dei comportamenti per modificarne altri, per modificare la realtà affinché le ragazze che dovessero vivere situazioni simili (anche meno tragiche) possano dire “no, non ci sto a rimanere in silenzio”. Viene spontaneo il paragone con un altro libro sul tema, quello di Giuliana Facchini intitolato “Se la tua colpa di essere bella”. Nel libro di Facchini la violenza non viene agita perchè l'offender viene fermato in tempo, ma non è questo il punto; il punto è che la vittima nel libro di Giuliana Facchini viene creduta, scatta la solidarietà di compagni e compagne, i social vengono usati per creare la rete di solidarietà.

Se vogliamo realmente cambiare le cose dobbiamo offrire esempi positivi: basta romanzi o rappresentazioni in cui parlano donne morte, basta manifesti con visi di donne pieni di lividi e sanguinanti, basta rappresentazioni di donne che hanno paura di non essere credute e quindi non si difendono. Io penso che un altro modo di rappresentare la violenza sia possibile.

Qualche altra considerazione: è necessario, per parlare degli effetti di uno stupro, evocare immagini e descrizioni a dir poco morbose? Non ne abbiamo già abbastanza di morbosità nel linguaggio giornalistico che racconta femminicidi e violenze? E ancora, è davvero così squallida la sessualità, anche quando il sesso è voluto, fra gli adolescenti? Davvero hanno questi pensieri le ragazze quando fanno sesso: "Durante il sesso penso al mio aspetto, mi sforzo di fare in modo che l'altro stia meglio con me di quanto non è stato con l'ultima ragazza. E ovviamente ancora prima che venga mi chiedo come farò a farlo tacere su quello che abbiamo o non abbiamo fatto"? E se veramente è così non sarebbe il caso di raccontre anche che il sesso può essere altro?

Certo, lo scopo di un romanzo è di coinvolgere e appassionare. Ma io non posso fare a meno di pensare che  un romanzo per young adult debba anche offrire dei punti di vista "altri": relazioni positive, amicizie in cui credere, innamoramento, sesso fatto per amore, solidarietà verso chi subisce violenza. Esistono giovani che si innamorano, che fanno cose in cui credono, che sanno essere leali, appassionati, sani nelle relazioni.

Ovviamente queste sono le riflessioni di una donna adulta che si occupa di prevenire la violenza ed educare a sane relazioni, ma io credo che a ragazzi e ragazze il libro piacerà, anche perchè molto ben scritto, perchè appassiona, perchè permette di identificarsi ma al contempo anche di sentirsi un po' migliori dei giovani protagonisti. Proprio per questi motivi però avrebbe potuto esserci una chiamata all'azione!